Insonnia cause e rimedi per bambini

Uno dei disturbi che possono affliggere il bambino, e per il quale i genitori con maggior frequenza si rivolgono al pediatra è l’insonnia. L’epidemiologia di questa manifestazione risulta essere molto sensibile a variazioni, legate all’età.

E’ stato stimato infatti che l’insonnia interessa almeno il 20%-30% dei bambini che hanno un’età non superiore ai due anni; la percentuale diminuisce fino ad arrivare al 15% per i bimbi che hanno tre anni o più. E’ stato anche appurato che, rispetto ai bambini europei e americani, i bambini italiani dormono meno: vanno a dormire più tardi e hanno più frequentemente risvegli notturni. Da un punto di vista clinico, si riscontrano con maggiore assiduità, soprattutto nei bimbi più piccoli, il rifiuto di mettersi a letto per dormire e problemi a riprendere sonno in maniera autonoma (cioè senza la presenza di almeno uno dei genitori) in seguito ai risvegli notturni.


Si è assistito, negli ultimi vent’anni, ad un sensibile incremento di questo disturbo, probabilmente anche a causa dei dislivelli venutisi a creare tra i bisogni organizzativi che si avvicendano nel corso della giornata tipo dei bimbi di oggi, spesso sottoposti anche loro ad uno stile di vita frenetico, e quello che per natura dovrebbe essere invece il loro stile di vita, scandito da ritmi meno stringenti e concentrato su quelle che sono le loro esigenze reali.

insonniabambini

Sono notevoli i problemi che un’insonnia persistente e non gestita bene può causare al bambino: tale disturbo può infatti avere conseguenze molto evidenti per quel che concerne l’umore, lo sviluppo cognitivo, la capacità di concentrazione e attenzione del bambino, e dunque, infine, un peggioramento sensibile della qualità della vita che interessa non solo lui ma anche la sua famiglia.

Vi sono diverse tipologie d’insonnia che possono interessare i bimbi di età compresa tra i due e i quattro anni, ciascuna associata a cause differenti:

  • L’insonnia comportamentale infantile: si origina da alcune abitudini comportamentali sbagliate, apprese dal bambino precedentemente, e determina una grande difficoltà a cominciare e/o a proseguire il sonno.
    L’insonnia comportamentale infantile si distingue a sua volta in due sottotipi:

    1. il disturbo da inizio del sonno per associazione, che si manifesta generalmente nei bambini molto piccoli, i quali prendono sonno soltanto se si verificano alcune circostanze (ad esempio avere il biberon con loro, o poter contare sulla presenza dei genitori); nel caso in cui si sveglino di notte, non riescono a riaddormentarsi se tali situazioni non hanno luogo;
    2. il disturbo da inadeguata definizione del limite, che è molto diffuso nell’età prescolare ed è caratterizzato dal fatto che il bambino si oppone all’idea di andare a dormire all’orario stabilito. Ciò determina quindi uno spostamento dell’ora in cui il bimbo si addormenta e una diminuzione del tempo dedicato al sonno. Di solito, questa situazione si genera a causa dell’incapacità dei genitori di imporre al bambino il rispetto delle semplici regole riguardanti il sonno.
  • Insonnia che deriva da condizioni mediche: nella prima e nella seconda infanzia, l’insonnia può essere spesso causata, ad esempio, da asma, otite media cronica, infezioni delle vie urinarie.

La qualità del sonno del bambino può inoltre essere disturbata a causa di una vita stressante, difficoltà nell’attaccamento (una madre stressata, depressa, emotivamente instabile, ambivalente, non presente o eccessivamente severa può portare il bimbo a sviluppare insicurezza).

Per porre rimedio all’insonnia infantile, è innanzitutto fondamentale che i genitori conoscano i fondamentali principi di igiene del sonno dell’infanzia, ma anche che sappiano quali sono le abitudini errate che possono portare l’insonnia a diventare un problema cronico. Stiamo parlando di consuetudini quali far dormire il bambino a pancia in giù, fargli il bagnetto poco prima di metterlo a dormire, cercare di addormentarlo mentre si è in macchina o in luoghi differenti dal suo lettino, fare percepire un contatto fisico, anche se minimo, mentre si cerca di fargli prendere sonno. E’ anche utile agire su qualche fattore ambientale, come ad esempio temperatura, luce e rumore nella sua stanza.

Diverse ricerche hanno mostrato la validità delle tecniche comportamentali per la cura di questo problema: nel 50%-80% dei casi questi trattamenti hanno determinato una scomparsa del disturbo, ma anche miglioramenti sulla vita familiare e sul funzionamento diurno. Ecco alcune di queste tecniche:

  • Estinzione: si fonda sull’eliminazione delle risposte che possono fungere da rinforzo dei comportamenti erronei messi in atto dal bambino, come ad esempio non agire quando piange, portarlo nuovamente a letto e cercare di farlo dormire ogni volta che si alza.
  • Rinforzo positivo: questa tecnica può essere usata quando il bambino ha raggiunto almeno i tre anni di età e parla. Si basa sulla scelta di un premio, concertato col bambino, che questi potrà ricevere a condizione che esegua un determinato comportamento.
  • Good morning light: consiste nel collegare un timer ad una piccola luce, e nel far promettere al bimbo che, nel caso in cui si svegli durante la notte, attenderà che luce si accenda prima di andare a cercare i genitori, prevedendo magari anche una ricompensa se sarà capace di rispettare la regola.

Il trattamento con l’ausilio dei farmaci può essere una soluzione temporanea, in aggiunta però alle tecniche cognitivo-comportamentali, per potenziarne l’efficacia.

Infatti, la somministrazione di farmaci non accompagnata da un’azione sulle abitudini del sonno, determina il riproporsi dei disturbi al momento in cui si interrompe la terapia farmacologica. Melatonina ed antistaminici sono i rimedi farmacologici che più spesso vengono somministrati ai bambini di età scolare e prescolare.